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Salvare la pelle. Prevenzione e diagnosi precoce

Stefania Bortolotti, N. 4 aprile 2012

I tumori cutanei sono, nel loro complesso, i più frequenti nella nostra popolazione: in Italia sono 9.000 ogni anno le nuove diagnosi di melanoma. Considerato un tumore raro fino a pochi anni fa, negli ultimi dieci anni si è visto un aumento dell’incidenza del 15% a livello nazionale. Tra le cause di questo incremento troviamo un cambiamento delle abitudini di vita, un’errata esposizione al sole e ai raggi ultravioletti e il mancato impiego di filtri solari ad alta protezione. La buona notizia è che la mortalità per questo tipo di neoplasia non è, fortunatamente, in crescita. Anzi, si è registrata una lieve flessione, soprattutto nei giovani, grazie alla diffusione della cultura della prevenzione e alla diagnosi precoce. «Se la diagnosi avviene in una fase iniziale – afferma Broganelli, responsabile del servizio di Epiluminescenza delle Molinette di Torino – la mortalità e le malattie per tumori della pelle possono essere ampiamente ridotte. La prevenzione può avvenire solo sensibilizzando la popolazione a non sottovalutare le lesioni della pelle e a sottoporsi a visite e controlli a intervalli regolari dal proprio medico di famiglia e ricorrendo allo specialista dermatologo nei casi dubbi o sospetti». «Su questo tumore – aggiunge Broganelli – dobbiamo sfruttare l’unico importante vantaggio che questa patologia offre: quello di comparire e crescere nell'unico organo interamente visibile del nostro corpo. Questo aspetto permette di effettuare diagnosi corrette anticipate rispetto all'inizio del reale rischio sulla salute generale dei cittadini». «Negli ultimi anni – prosegue Broganelli – l'aumento marcato dell'incidenza dei tumori cutanei ha indotto gli operatori ad affinare le tecniche di riconoscimento nelle fasi iniziali della loro comparsa, quando l'occhio da solo non è in grado di fare un’accurata diagnosi precoce. In quest'ottica risulta necessario diffondere il più possibile le tecniche più avanzate, attraverso corsi avanzati e master, diretti ai dermatologi, allo scopo di far fronte comune alla lotta al melanoma». La dermatoscopia rappresenta una metodica non-invasiva per la diagnosi dei tumori cutanei in genere, che è divenuta un vero e proprio caposaldo per la gestione clinica dei pazienti che arrivano in ambulatorio per il controllo dei nevi. «La dermatoscopia mette in evidenza strutture microscopiche non visibili ad occhio nudo e, come dimostrato in più studi, permette un fondamentale miglioramento della capacità diagnostica del medico», spiega Giuseppe Argenziano, dermatologo presso Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. «Possiamo affermare che una visita dermatologica per lesioni cutanee senza la dermoscopia non ha più alcun senso, come priva di senso sarebbe una visita cardiologica senza elettrocardiografia. Ancora oggi – prosegue Argenziano – lo screening del melanoma rappresenta un costo piuttosto rilevante per il Servizio Sanitario Nazionale per l’impiego ancora limitato proprio di questa nuova tecnica, la dermatoscopia, che consente diagnosi più precise. Infatti, l’alto costo della prevenzione è principalmente causato da un numero elevato di falsi positivi che si traduce in numero elevato di asportazioni non necessarie di nevi. Con la diagnostica tradizionale, su 30 asportazioni 1 solo è un tumore, con la dermatoscopia si ha 1 diagnosi corretta su 5 sospetti, con un numero inferiore di falsi positivi e conseguentemente un numero minore di interventi inutili». «Arrivati alla diagnosi di melanoma – conclude Broganelli – si dovrà scegliere una tipologia di intervento che consenta la radicalità dell’asportazione e la definizione istologica della lesione da parte del patologo. In caso di conferma diagnostica di melanoma si procederà con l’iter secondo quanto indicato dalle linee guida che prevedono approcci innovativi sia per quanto riguarda l’asportazione chirurgica che la terapia medica».

Le aziende in prima linea
Le aziende di dermocosmesi sono state le prime a fare cultura della prevenzione, innanzi tutto sottolineando l'importanza dell'utilizzo dei prodotti di foto protezione. Oggi, con un calendario di corsi annuale, Bioderma è impegnata nel promuovere corsi di aggiornamento sulle più innovative tecniche di diagnostica quali ad esempio la dermatoscopia.

Indirizzi utili

AZIENDA SANITARIA OSPEDALIERA SAN GIOVANNI BATTISTA (MOLINETTE)
Corso Bramante, 88/90 10126 Torino
Prenotazioni/informazioni: 011.633.2220-5906
Centralino: 011.6331633
www.molinette.piemonte.it
> Dermatologia 2
Prof.ssa Maria Grazia Bernengo tel 011.6335849
> Dermatologia 3
Prof. Mario Pippione tel 011.6335829

ARCISPEDALE SANTA MARIA NUOVA
Viale Risorgimento, 80 42100 Reggio Emilia
Prenotazioni/informazioni: 0522.296677 Centralino:
0522.296111
www.asmn.re.it
Dermatologia
tel. 0522.296654

Abbronzatura «genetica» attivare la melanina agendo sui geni.
Le persone che rischiano più facilmente i tumori della pelle sono quelle con carnagione chiara. Ma ciò non significa che tutti gli altri siano esenti dal pericolo: una certa cautela nell'esporsi al sole dell'estate è necessaria per tutti. Fra queste cautele c'è un saggio uso delle creme solari, che evitano le scottature. Se noi usiamo quelle ad alta protezione aboliamo il segnale dall'allarme rappresentato dalle scottature, quindi può accadere che, non scottandosi, si creda di potere restare sotto il sole per parecchie ore appena si arriva al mare, quando non si è ancora abbronzati. Ma in questo modo ci esponiamo al rischio degli effetti nocivi più gravi a lungo termine dei raggi ultravioletti sulla pelle, fra cui quelli che portano alla formazione dei tumori. Una buona notizia arriva però dagli studi americani sull’abbronzatura “genetica”. Come attivare la melanina agendo sui geni. Se funziona, niente più lettini solari o ore sulla sdraio in riva ala mare: basterà spalmarsi di crema e aspettare che la melanina cominci a farsi vedere. Questa ipotesi, forse non così lontana dalla realtà, è frutto degli studi di un gruppo di ricerca guidato da David Fisher del Massachusetts General Hospital. In un lavoro pubblicato dalla rivista Genes and Development il team del ricercatore statunitense, disattivando un particolare gene chiamato PDE-4D3, è riuscito a scurire la pelle degli animali sottoposti al test senza che fossero stati esposti al sole. La produzione di melanina è, in realtà, il rimedio naturale che il nostro organismo ha per difendersi dai danni provocati dalle radiazioni solari. Uno scudo contro la formazione di tumori della pelle. Si tratta di un processo regolato da numerosi geni tra cui PDE-4D3, che tramite un enzima blocca la produzione della melanina. L'idea di Fisher è stata quella di disattivare il gene per rimuovere il blocco. Lo studio sui topi ha dato risultati sorprendenti. Ora si dovrebbe passare all’uomo.

Intervista al professor Giuseppe Argenziano, dermatologo e ricercatore

Dottore, parliamo di tumori cutanei. Quante persone ne sono colpite nel nostro Paese?
«Considerati fino a pochi anni fa tumori rari, oggi l’incidenza dei tumori cutanei è in progressivo aumento in tutte le popolazioni e il nostro Paese non fa eccezione. Le popolazioni bianche caucasiche sono più colpite rispetto alle popolazioni africane e asiatiche che hanno un fototipo superiore a 4. I tumori cutanei colpiscono indifferentemente i due sessi. In Italia si stima che 15 persone su 100.000 sviluppano un melanoma: si tratta di 9.000 nuovi casi di malattia per anno, mentre il carcinoma basocellulare con un’incidenza 10 volte superiore al melanoma, colpisce quasi 100.000 persone l’anno, ed è il tumore maligno più frequente nell’uomo. I carcinomi basocellulare e spinocellulare compaiono in età più avanzata, dopo i 50 anni. Il melanoma è rarissimo nell’infanzia, appare più frequentemente intorno ai 50 anni, ma la tendenza degli ultimi due decenni è orientata verso un’insorgenza in età più precoci. I carcinomi spinocellulari e basocellulari sono facilmente curabili e molto raramente mortali. Il melanoma, invece, può essere più pericoloso in quanto ha la capacità di invadere i tessuti circostanti e diffondersi nell'organismo attraverso la circolazione ematica e linfatica, dando metastasi a livello dei vari organi e tessuti. Abbiamo però un dato confortante: nonostante un numero sempre più ampio di casi non c’è un parallelo aumento della mortalità anzi si osserva una lieve flessione soprattutto nei giovani».

Quali sono le cause di questi tipi di tumore?
«Possiamo dire che i tumori cutanei hanno due cause: una causa di origine genetica e una ambientale. Quella genetica dipende dalla predisposizione di sviluppare un tumore, e questa sarà più alta se la pelle è chiara, di fototipo 1 o 2, o anche se la pelle presenta molti nevi ed efelidi. Le cause ambientali invece dipendono dallo stile di vita ed in modo particolare all’esposizione al sole. Nello specifico è importante proteggere la pelle dei bambini e dei giovani. È stato valutato infatti che i primi 20 anni di vita sono responsabili della maggior parte del danno solare che si accumula nelle cellule della pelle».

Possiamo fare qualcosa per prevenirli?
«Possiamo agire sulle cause ambientali: dobbiamo sempre proteggere la pelle dal sole. Studi hanno dimostrato che c’è una relazione diretta tra scottature solari e sviluppo di tumori della pelle: i filtri solari sono dei veri e propri "farmaci" capaci di prevenire le scottature e quindi di prevenire i danni al DNA cellulare causati dall’esposizione al sole. Non è un caso che negli Stati Uniti i prodotti solari sono valutati dall’FDA (lo stesso ente di controllo dei farmaci) e sono dei presidi medici. Anche in Europa, negli ultimi anni, gli organi regolatori hanno dato indicazioni importanti circa la pericolosità delle radiazioni da UVA e UVB e della moda della tintarella tutto l’anno. Altro intervento è stato fatto circa il divieto di indicare sui prodotti solari la dicitura "protezione totale" che poteva far presupporre al consumatore la possibilità di esporsi al sole senza alcun limite di tempo. Ovviamente non esiste un filtro totale e pur utilizzando filtri solari ad alta protezione è necessario esporsi al sole sempre con grande parsimonia ricordando che il sole è anche responsabile dell’invecchiamento cutaneo».

Come battere sul tempo il melanoma, tra i tumori della pelle quello che spaventa di più?
«L’unica arma è quella della prevenzione che significa diagnosticare il melanoma nelle fasi iniziali e asportarlo in tempo. Un melanoma con uno spessore di 0,5 mm ha il 98% di possibilità di risolversi positivamente; al contrario un melanoma di 5 mm di spessore ha il 50% di possibilità di creare metastasi. Questo riporta l’attenzione all’aspetto dei controlli. La prevenzione può avvenire solo sensibilizzando la popolazione a non sottovalutare le lesioni della pelle e a sottoporsi a visite e controlli a intervalli regolari dal proprio medico di famiglia e ricorrendo allo specialista dermatologo nei casi dubbi o sospetti. Ci siamo però accorti che questo messaggio è arrivato efficacemente nei giovani ma non è stato recepito dalla popolazione dei 60enni. Persone che spesso non hanno molti nevi e non pensano di essere a rischio».

Dottore, ci parli della dermatoscopia e dei suoi vantaggi in termini di prevenzione e di gestione della patologia.
«La dermatoscopia rappresenta una metodica non-invasiva per la diagnosi dei tumori cutanei in genere, che è divenuta un vero e proprio caposaldo per la gestione clinica dei pazienti che arrivano in ambulatorio per il controllo dei nevi. La dermatoscopia è in grado di evidenziare strutture microscopiche non visibili ad occhio nudo e, come dimostrato in più studi, permette un fondamentale miglioramento della diagnostica. Lo screening del melanoma rappresenta un costo piuttosto rilevante per il Servizio Sanitario Nazionale per l’impiego ancora limitato proprio di questa nuova tecnica, la dermatoscopia, che consente diagnosi più precise. Infatti, l’alto costo della prevenzione è principalmente causato da un numero elevato di falsi positivi che si traduce in numero elevato di asportazioni non necessarie di nevi. Con la diagnostica tradizionale, su 30 asportazioni 1 solo è un tumore, con la dermatoscopia si ha 1 diagnosi corretta su 5 sospetti, con un numero inferiore di falsi positivi e conseguentemente un numero minore di interventi "inutili" conclude Argenziano. Oggi possiamo affermare che una visita dermatologica per lesioni cutanee senza la dermoscopia non ha più alcun senso, come priva di senso sarebbe una visita cardiologica senza elettrocardiografia».

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