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Prevenire il tumore del collo dell'utero con il test HPV

Paola Sarno, N. 3 marzo 2012

Maggiore efficacia e risparmio di risorse economiche sarebbero i vantaggi dell’introduzione del test HPV (Human papilloma virus) come strumento di screening primario per la prevenzione del tumore del collo dell’utero al posto della tradizionale citologia (Pap test). La scoperta che l’infezione da Papilloma virus umano fosse la causa principale di questo tumore, che secondo l’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) ha un’incidenza in Italia di circa sette nuovi casi ogni 100mila donne, è la seconda neoplasia della donna per frequenza a livello mondiale e rappresenta in Italia quasi il 2% di tutti i tumori maligni femminili ha aperto la strada a nuove strategie di prevenzione basate sulla vaccinazione e sull’utilizzo del test Hpv come test primario. Altro strumento è la vaccinazione contro l’HPV che viene oggi raccomandata alle ragazze più giovani per indurre una protezione elevata prima di un eventuale contagio con il virus. Per tutte le donne, anche se vaccinate, la prevenzione continua a svolgersi attraverso i programmi di screening basati sul Pap Test e diffusi su tutto il territorio nazionale a partire dalla metà degli anni Novanta. Questa pratica ha già ottenuto grandi successi: i tassi di incidenza del tumore del collo dell’utero si sono ridotti di almeno tre volte nel corso degli ultimi decenni. Tuttavia, il livello di adesione delle italiane allo screening è ancora piuttosto basso, stimato intorno al 40%. I dati dell’Osservatorio Nazionale Screening rilevano, infatti, che nel 2009 sono stati oltre 3.500.000 gli inviti degli screening organizzati e circa 1.400.000 i test di screening effettuati.

Centomila donne italiane coinvolte nei progetti pilota
Oggi, inoltre, numerosi studi di efficacia hanno dimostrato che il test HPV consente di individuare con maggior appropriatezza e con più anticipo le lesioni precancerose che potrebbero evolvere in cancro. Da qui l’avvio, a partire dal 2009, di progetti pilota nel nostro Paese, per valutare l’impatto dell’introduzione del nuovo test nei programmi organizzati di screening. I progetti, che hanno già coinvolto oltre 100mila donne italiane, sono tutt’ora in corso in 10 regioni e in particolare in Toscana (Firenze), in Abruzzo, in Emilia Romagna (Reggio Emilia e Ferrara), in Piemonte (Torino e Ivrea), in Trentino Alto Adige (Trento), in Lombardia (Valle Camonica), in Umbria (Perugia), nel Lazio (Asl Roma G), in Veneto (Este Monselice) e, di recente avvio, anche in Liguria (Savona). In queste realtà le donne coinvolte sono state chiamate a sottoporsi al test HPV al posto del tradizionale Pap test. I primi risultati sono promettenti e indicano che il nuovo modello organizzativo è ben attuabile e in grado di ottenere un miglioramento in termini di efficacia ed efficienza. Ora si attendono i risultati definitivi per valutare l’opportunità di estendere questo approccio a livello nazionale ed eventualmente modificare le raccomandazioni ministeriali al riguardo che, attualmente, prevedono l’impiego del test HPV come strumento di secondo livello, da utilizzare successivamente al Pap test, nel triage delle diagnosi citologiche borderline e nel follow-up delle pazienti trattate per lesioni precancerose.

Pecorelli (Aifa): con il test HPV anche 5-7 anni tra un controllo e l’altro
Di queste tematiche si è parlato a Roma, nel corso di un convegno nel quale è intervenuto, fra gli altri, il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e ordinario della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Brescia, Sergio Pecorelli. «Gli studi di fattibilità attualmente in corso, hanno introdotto il test HPV come test primario e solo in seconda istanza il Pap test, modificando i protocolli di screening utilizzati fino ad oggi, per valutare l’efficacia operativa di questo nuovo approccio e l’opportunità di estenderlo a livello nazionale», ha affermato il presidente dell’Aifa. «I risultati raccolti dimostrano che la nuova tecnologia molecolare offre vantaggi organizzativi rispetto al Pap test e permette di aumentare l’efficacia della prevenzione, allungando l’intervallo tra un controllo e il successivo a 5-7 anni». Pecorelli ha, inoltre, aggiunto che «oltre agli aspetti pratici, questi studi stanno fornendo anche importanti valutazioni sugli aspetti di comunicazione e informazione alle donne e ai professionisti sanitari, azioni importanti che non dobbiamo sottovalutare, se vogliamo che i nuovi strumenti di prevenzione siano recepiti e utilizzati al meglio. Del resto, se non facciamo qualcosa ora per intervenire sui casi d’infezione da HPV, stando a quanto prevede l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2025 avremo 800mila nuovi casi di tumore al collo dell’utero all’anno». Tuttavia, secondo Pecorelli è possibile arrivare alla definitiva eradicazione di questa neoplasia, anche se la strada da percorrere è ancora lunga.

Come funziona il test HPV
A spiegarlo è stato Massimo Confortini, direttore del Laboratorio di Citologia Analitica e Biomolecolare e Citopatologia dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO) di Firenze, autore, insieme a Francesca Carozzi, Responsabile del Settore di Diagnostica Molecolare dello stesso istituto, del volume Prevenzione del carcinoma della cervice uterina. Dal test HPV al vaccino edito da Elsevier: «Mentre con il Pap test vengono rilevate le alterazioni presenti sul collo dell’utero attraverso un’analisi al microscopio, il test HPV rileva la presenza con metodiche molecolari del Papilloma virus». Il test HPV si effettua, infatti, mediante un prelievo simile al Pap test, facile, indolore e non invasivo ed il materiale prelevato viene utilizzato per la ricerca del Papillomavirus ad alto rischio oncogeno con un test di laboratorio specifico. Fra le metodiche più utilizzate vi è il test HPVHc2, che si basa sull’amplificazione del segnale per il rilevamento del Dna e permette di individuare gli HPV ad alto rischio oncogeno. Il campione viene quindi conservato in un liquido e analizzato con la tecnologia molecolare. La positività al test HPV non è, tuttavia, sinonimo di malattia, ma è soltanto un indice di un maggior rischio di patologia per la donna, che richiede successivi approfondimenti basati in primis sulla tradizionale citologia.

Una nuova strategia che permette di fornire alla donna una maggior protezione contro il cancro della cervice uterina per intervalli più prolungati. L’integrazione della vaccinazione con una nuova strategia basata sul test HPV come screening primario, inoltre, può rappresentare un nuovo modello organizzativo in grado di razionalizzare al massimo le risorse e rendere pienamente efficace la prevenzione di questo tumore. «Il punto di forza del test HPV è che le donne con test negativo non sono a rischio di sviluppo di carcinoma della cervice uterina o di lesioni pre-invasive per almeno 5 anni ha evidenziato, infine, Francesca Carozzi mentre il rischio sarà maggiore per le donne con test HPV positivo, che sono circa il 5-10% ; inoltre è importante sottolineare che solo una piccola frazione delle donne HPV positive svilupperanno una lesione della cervice, perché la maggior parte delle infezioni guariranno spontaneamente. La possibilità di effettuare il test HPV all’interno dei programmi di screening consente, quindi, di ottimizzare, in termini di appropriatezza, il percorso degli eventuali approfondimenti e di richiamare attivamente le donne al successivo follow-up».

Primo ammalato di tumore curato allo Cnao con l’adroterapia
Nel Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, inaugurato nel 2010, ha completato per la prima volta un trattamento antitumorale innovativo un paziente affetto da un tumore raro alla testa. La terapia adronica o adroterapia è, infatti, una forma di radioterapia che utilizza fasci energetici di protoni, neuroni o ioni carichi positivamente nel trattamento selettivo del cancro, colpendo il tumore in modo "intelligente" e potenzialmente privo di effetti collaterali. Per questo motivo può essere impiegata nella cura di diverse neoplasie difficili da raggiungere con la chirurgia o resistenti alle cure tradizionali, come ad esempio i sarcomi, i tumori pediatrici e al polmone, quelli al pancreas, agli occhi, alle ghiandole salivari, al cervello, al midollo spinale e per alcune forme di cancro della testa e della zona pelvica. La nuova terapia sfrutta una sofisticata tecnologia basata su un acceleratore di particelle che permette un’irradiazione estremamente mirata sull’area tumorale. A dieci anni dalla sua realizzazione, lo Cnao, ideato dal fisico Ugo Amaldi e voluto da Umberto Veronesi, ha finalmente raggiunto, dopo anni di test, il suo primo goal. Si prevede che il Centro, diretto da Roberto Orecchia, entri a pieno regime nel 2013, fornendo prestazioni di adroterapia a carattere ambulatoriale, rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, 5 giorni alla settimana per 13 ore al giorno.

Tumori al seno: obesità e diabete aumentano il rischio
Nelle donne diabetiche o affette da obesità aumenta il rischio di sviluppare il cancro al seno dopo i 60 anni. Molte ricerche avevano già collegato l'obesità e l'aumento del rischio di cancro al seno, ma il legame con il diabete non era ancora emerso chiaramente. A dimostrarlo uno studio presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium, in Texas (Usa) da Hakan Olsson, oncologo dell'Università di Lund, in Svezia. Punto di forza della ricerca è il fatto che ha preso in considerazione la popolazione nel suo complesso, non solo le donne con cancro al seno. Sono state studiate, infatti, le cartelle cliniche di più di 2.700 pazienti che nell'arco dei dieci anni precedenti avevano sviluppato il tumore alla mammella e circa 20.500 donne senza precedenti di patologia neoplastica. Dallo studio è emerso che l'obesità nelle ultrasessantenni incrementa il rischio di cancro al seno del 55%, mentre le donne diabetiche hanno un rischio del 37% più elevato di sviluppare la malattia. Sembrerebbe, inoltre, che anche il tipo di farmaci impiegati nella cura del diabete possano influenzare l’insorgenza di patologie neoplastiche anche se i numeri dello studio sono ancora troppo esigui per giungere a conclusioni di questo genere. «In attesa di ulteriori conferme allo studio ha concluso il ricercatore svedese le donne dovrebbero tenere sott'occhio il loro peso e puntare a un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 25».

Negli usa raccomandano il vaccino Hpv anche ai maschi
Una commissione del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta (USA) raccomanda il vaccino contro l’Hpv (Human Papilloma Virus) anche ai ragazzi. Gli uomini e le donne sono uguali anche sul piano della salute e, se per le giovani ragazze la prevenzione inizia a dodici anni, anche i maschi devono avere la stessa possibilità di tutelarsi e tutelare le proprie compagne dai tumori della sfera genitale. Per loro si prevede una vaccinazione da effettuarsi in un'età compresa tra gli 11 e i 21 anni. La proposta statunitense consiste nel somministrare il vaccino in tre dosi agli adolescenti e conseguentemente di immunizzare tutti fino al raggiungimento del 21° anno di età. Tuttavia un programma vaccinale di queste dimensioni comporterebbe una spesa di 140 milioni di dollari per gli 11enni e di diverse centinaia di milioni di dollari per tutti gli altri giovani. L'Italia rientra tra i Paesi occidentali che hanno deciso di garantire una giusta protezione alle piccole donne, offrendo la vaccinazione gratuita per le ragazze di 12 anni. L’Hpv è responsabile dei tumori del collo dell’utero, per i quali solo in Italia si contano 3.500 casi e nel mondo ben 400.000. Circa la metà delle donne ammalate di questa forma di cancro perde la vita. Negli USA il virus causa 15mila tumori nelle donne e 7mila tra gli uomini. E, considerando anche le persone che non si ammalano di cancro, il 75% degli abitanti del pianeta è entrato una volta nella vita in contatto con il virus.

Un sistema informativo che tutela la privacy dei malati negli hospice
Ci sarà più riservatezza per i malati terminali in caso di monitoraggio dell'assistenza sanitaria. Il Garante della Privacy ha dato parere favorevole allo schema di decreto del Ministero della salute che istituisce il Sistema informativo per il monitoraggio dell'assistenza erogata presso gli hospice, le strutture sanitarie residenziali per gli ammalati neoplastici in fase terminale. In particolare, il Sistema informativo, realizzato e gestito dal Ministero della Salute, è costituito da una grande banca dati alimentata con informazioni fornite dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, già prive di elementi identificativi diretti dei pazienti. I nominativi dei pazienti saranno resi anonimi o sostituiti da un codice e, nello svolgimento delle attività di monitoraggio, i dati saranno trattati in modo aggregato. Per garantire la riservatezza dei malati, nello svolgimento del controllo dell'assistenza in materia di cure palliative, terapia del dolore, ma anche della spesa sanitaria le istituzioni potranno accedere solo a dati aggregati. E quelli sanitari dovranno essere trattati con tecniche crittografiche e conservati in archivi separati, mentre le informazioni sulle patologie degli assistiti saranno inintelligibili anche al personale autorizzato.

Video e fumetti per la prevenzione del melanoma
La Fondazione Melanoma, nata circa un anno fa a Napoli, grazie al sostegno dell’Istituto Nazionale Tumori "G: Pascale" e della II Università degli studi del capoluogo campano, ha presentato a Roma un’iniziativa di sensibilizzazione basata su cinque video e un fumetto (realizzati in collaborazione con Comix) per informare su prevenzione e cura del melanoma. Questo tumore della pelle, infatti, ogni anno fa registrare ancora 7mila nuove diagnosi e 1.500 decessi, nonostante i notevoli progressi della ricerca. «Vogliamo utilizzare il linguaggio della satira per raggiungere il maggior numero di persone. Soprattutto giovani perché l’età dei malati si sta abbassando progressivamente», ha spiegato il presidente della Fondazione, Paolo Ascierto. «Dieci anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi e questo tumore riguardava soprattutto persone al di sopra dei 50 anni. Oggi non è più così». Fra i fattori di rischio la Fondazione ha ricordato l’utilizzo delle lampade solari, che emettono radiazioni Uva anche 50 volte superiori a quelle che si possono assorbire in una giornata di sole al mare. Al riguardo dopo il D.M. del maggio del 2011, che ne ha vietato l’uso ai minori di 18 anni, la Fondazione ha chiesto che su questi apparecchi venga posta anche la scritta "Nuoce gravemente alla salute". Proprio come sui pacchetti di sigarette, perché tutti siano consapevoli dei rischi a cui si espongono.

Leucemie in sardegna: al via un’indagine epidemiologica nelle zone militari
«Partiranno a breve i lavori della Commissione per la valutazione epidemiologica sulle popolazioni residenti nelle aree adiacenti a installazioni militari di tutta la Sardegna, con analisi mirate sia per le leucemie e linfomi particolarmente rilevanti in quelle aree, sia per altre patologie prevalenti nella popolazione». A dichiararlo, a Quotidiano Sanità, è stata l’assessore della Sanità, Simona De Francisci, nel corso di un incontro con i rappresentati del comitato "Gettiamo le Basi" e con le famiglie dei militari morti. La Commissione avvierà lavori nonostante l’Iss non abbia ancora indicato un suo rappresentante previsto all’interno del comitato scientifico di supervisione, composto anche da studiosi dell’ dall'Associazione italiana dei Registri tumori e del Dipartimento di Statistica dell'Università di Firenze. «La Regione intende accelerare e procedere operativamente ha spiegato De Francisci per capire ciò che succede non solo a Quirra e dintorni, ma anche a Teulada, Capo Frasca e le altre zone della Sardegna interessate da attività militari». L’obiettivo della Commissione è duplice: fare chiarezza il più possibile sulle morti e sul carico di malattia delle popolazioni locali e avviare un sistema di sorveglianza mirato a verificare l'insorgenza anomala di patologie in chi opera e vive vicino ad aree militari. Si indagherà non solo sui linfomi e le leucemie che hanno colpito militari e civili, ma anche sulle altre malattie particolarmente frequenti nella zona.

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