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Curarsi al naturale

Monica Melotti, N. 3 marzo 2000

Prevenzione Tumori aveva già parlato dello "Zebrafish" (agosto/settembre '98), individuandone le sue grandi potenzialità. Ed aveva visto giusto, dato che il suo inventore, il professor Mario Biava, primario di medicina del lavoro all'Ospedale di Sesto San Giovanni (Milano) e autore di diversi lavori scientifici, ha trovato una fondazione privata che ha creduto nella sua ricerca decidendo di finanziare lo studio degli embrioni di zebra fish (una terapia genica contro il cancro attuata in modo fisiologico), con 500 milioni ogni anno, per tutto il tempo della ricerca. Il professor Biava e la sua équipe (quattro biologi) hanno così potuto attrezzare l'ospedale con un efficiente laboratorio di biologia melecolare, provvisto di: citofluorimetria per poter effettuare lo studio quantitativo dei geni (tra cui il P53, che rallenta la progressione tumorale), l'elettroforesi capillare per l'analisi delle proteine coinvolte nella regolazione genica ed il sequenziatore del DNA per eseguire l'analisi dei geni e individuare se sono normali o mutati. Ma in cosa consiste questa terapia biologica, basata sulla somministrazione di una piccola dose di estratto di embrioni di pesce sotto la lingua del paziente?
"I nostri studi partono dalla convinzione che è possibile rieducare le cellule impazzite del cancro e il segreto si trova nell'embrione" spiega il professor Biava "Durante la prima fase dello sviluppo embrionale, sia nell'uomo che negli animali, non si manifestano mai i tumori, nemmeno in presenza di sostanze con alto potenziale cancerogeno. In pratica i danni provocati dalle sostanze cancerogene vengono riparati dagli stessi fattori di regolazione che spingono le cellule dell'embrione a differenziarsi. Ed è l'anti-oncogene P53, presente nell'embrione, che agisce attivamente ai fini della prevenzione e quando il DNA non può più essere riparato provoca allora un'apoptosi (aborto). Il gene P53 ha permesso di individuare anche il gene P66, la cui eliminazione rallenta l'invecchiamento del 35% - vedi il numero scorso di Prevenzione Tumori - ndr). Ogni cellula si trova quindi ad avere solo un gruppo di geni attivi, mentre gli altri restano silenti. Quando questo ordine viene stravolto da radiazioni, sostanze tossiche, virus e altri fattori, ecco allora manifestarsi il cancro ed il programma di differenziazione cellulare, o una parte di esso, viene cancellato. Occorre allora riscriverlo, rendere inattivi quei geni alterati che hanno acceso il programma della cellula malata. Ma per fare questo abbiamo bisogno del programma della differenziazione cellulare, che viene scritto una volta sola nella vita, cioè quando l'embrione si differenzia. Ricorriamo allora agli embrioni di ovipari ed estraiamo i regolatori del DNA dall'uovo fecondato dello zebra fish (un pesciolino tropicale che ha circa l'80% dei geni in comune con l'uomo). In questo modo possiamo riprogrammare le cellule tumorali e riportarle nella norma".
L'esempio più facile per comprendere questo complesso meccanismo è quello del computer. Immaginiamo un virus che entra nel programma e intacca sempre più bit, nello stesso modo il cancro altera la cellula. Per far funzionare il computer dobbiamo riprogrammarlo, così accade anche con l'uomo: per distruggere il cancro dobbiamo riprogrammare il codice genetico e non semplicemente aggiustare le singole mutazioni. Ma come avviene l'applicazione pratica? "L'azione dell'estratto di embrioni di zebrafish è quello di attivare l'antioncogene P53, il gene che rallenta la progressione tumorale" dice Biava "L'estratto viene somministrato sotto la lingua del paziente ad una dose di 300 microgrammi al giorno (30 gocce per 3 volte al dì), con una terapia a lungo termine. Abbiamo sperimentato la nostra cura su 400 pazienti, affetti da tumori metastatici (pelle, seno, colon, rene, linfomi), ma ancora in trattamento con chemioterapia e/o radioderapia.. Dopo tre anni di studio multicentrico, abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. Nell'80% dei casi sono cessati i dolori provocati dal tumore e si sono notevolmente ridotti gli effetti collaterali (nausea, vomito, diarrea). All'interno di questi casi, invece, in circa la metà dei pazienti si è notata la regressione delle masse tumorali e nel 5% dei casi il tumore è addirittura regredito". Va ricordato che la terapia biologica, a base di estratti embrionari di Zebrafish, è collaterale e non sostitutiva alle cure tradizionali, che vanno invece proseguite. Inoltre è priva di effetti collaterali ed ha un costo contenuto, non supera le 60 mila lire al mese. Ma qual è il futuro di questa terapia? Quali sono i prossimi obiettivi dell'équipe del professor Biava? "Attualmente stiamo sperimentando, in vitro, l'effetto delle proteine dello Zebrafish su più tipi di tumore: melanoma, glioblastoma multiforme, carcinoma renale, alla mammella, all'utero, leucemia linfoplastica. I risultati ottenuti sono incoraggianti, tutti i tipi di tumore hanno risposto rallentando la curva di crescita, dal 30 al 60%. Non vogliamo però limitarci al solo studio del P53, ma anche di altri geni come l'RB (quello del retinoblastoma) e l'attività telomerasica (la replicazione dei terminali cromosomici, i cosiddetti telomeri). Vogliamo anche ripetere il percorso inverso di un esperimento pubblicato su "Nature" dell'agosto scorso, dove alcuni ricercatori, tra cui gli americani Hahn and Weinberg, sono riusciti a trasformare alcune linee cellulari umane da normali a tumorali, studiando le lesioni minime che provocano il cancro. Queste lesioni sono: la disattivazione del P53, la disattivazione del gene RB, l'attivazione del gene C-ras e un aumento dell'attività telomerasica. Il nostro intento è quello di verificare quali networks regolatori dell'embrione sono in grado di trasformare le cellule tumorali in cellule normali".
I benefici dell'ozono terapia
Di ozono si parla a proposito del temuto buco dell'ozono che ci sovrasta, ma del suo uso in campo medico si discute raramente. Eppure questo gas, intrinsecamente tossico, se somministrato alle giuste dosi e opportunamente miscelato con l'ossigeno, permette di curare diverse patologie: dall'acne alle flebiti, dalle emorroidi alle malattie neurovegetative, dalle infezioni virali all'ernia del disco. Ma l'ozono terapia può anche trovare applicazione nelle neoplasie, grazie all'uso dell'autoemoterapia con ozonizzazione, che stimola la produzione di citochine, fondamentali per il sistema immunitario, tra le quali l'interferone. "L'ozono terapia è stata sempre usata come pratica alternativa e ha sempre incontrato un certo scetticismo, se non addirittura un vero e proprio ostracismo da parte della medicina ortodossa" dice il professor Velio Bocci, ordinario all'istituto di fisiologia generale all'Università di Siena, che ha appena pubblicato il libro "Ossigeno ozono terapia, comprensione dei meccanismi di azione e possibilità terapeutiche" (Casa editrice Ambrosiana) "Questo pregiudizio può essere spiegato dal fatto che l'ozono terapia è stata spesso usata senza delle basi razionali e senza eseguire un appropriato protocollo. Inoltre non sono stati fatti degli studi clinici controllati perché sono costosi e ovviamente le industrie farmaceutiche non hanno interesse a finanziarli (l'ozono terapia ha dei costi bassissimi, ndr). Esiste comunque una vasta letteratura scientifica che testimonia le numerose prove in vitro per valutare i meccanismi d'azione dell'ozono terapia. I paesi in cui viene praticata sono: Russia, Grecia, Germania, Svizzera, Austria, Belgio, Brasile, Cuba e in cinque stati degli Stati Uniti. In Italia non è così diffusa come nei paesi mitteleuropei".
L'autoemoterapia per le neoplasie
Nelle forme tumorali la sua applicazione avviene mediante autoemoterapia, una pratica dove normalmente vengono prelevati 200-300 ml, di sangue del paziente, esposti brevemente ed omogeneamente ad una miscela gassosa di ossigeno e ozono e poi reiniettati, il tutto in una seduta che dura al massimo un'ora. Può essere usata come complemento alle terapie tradizionali. Le sue finalità sono quelle di rallentare la crescita dei tumori metastatici, soprattutto nei pazienti anziani, riattivare il sistema immunitario, aumentare l'ossigenazione ed il metabolismo cellulare e migliorare la qualità della vita, come spesso si osserva. L'ossigenazione del tessuto neoplastico dovrebbe inibire la proliferaizione tumorale ed in particolare la formazione di nuovi capillari e di metastasi. "L'autoemoterapia è una procedura in uso soprattutto nell'Europa centrale e viene applicata per i disordini circolatori, malattie virali e tumori" continua Bocci, che nel 1988 ed anche recentemente ha pubblicato uno studio sull'ozono terapia sul British Journal of Biomedical Science "Si effettua soprattutto in cliniche private e non sono stati ancora pubblicati studi clinici di buona qualità sui suoi effetti. Tuttavia dal 1968 fino ad oggi sono stati effettuati oltre 340 mila trattamenti senza che fossero riscontrati effetti nocivi. Il decesso di una giovane donna nel dicembre scorso non è dovuto alla ozonoterapia, come venne impropriamente pubblicizzato (ma ad una iniezione di farmaco sclerosante, ndr). Anche sul versante della tossicità i rischi sono molto ridotti, grazie alle apparecchiature che generano l'ozono in modo sempre più preciso e sicuro. Tra le neoplasie trattate vi sono quelle a base linfocitaria, tutti quei tumori che sono trattabili con il ciclofluorouracile (cancro alla mammella, pancreas, polmone) dove l'ozono terapia ne potenzia l'effetto di almeno cinque volte (il ciclofluorouracile blocca la sintesi dell'acido folico che è indispensabile per la replicazione cellulare)". Ma lo sviluppo più interessante fu che il professor Bocci scoprì che l'ozono, in concentrazioni adeguate, può agire da moderato induttore di citochine. La grande autoemoterapia induce leucocitosi (aumento dei leucociti nel sangue), migliora l'attività fagocitaria e battericida dei leucociti, oltre a migliorare la produzione di immunoglobuline. È stato anche osservato, almeno in vitro, che l'ozono possa sia inattivare i virus nel sangue che accentuare la lisi (dissoluzione dei tessuti di cellule) delle cellule infette.
Tuttavia gli effetti più importanti sembrano essere la conseguenza di una attivazione immunologica più profonda, dove l'ozono attiva i monociti e linfociti, induce la produzione di un ampio ventaglio di citochine, come l'interluchina, l'interferone, il fattore di necrosi tumorale e altri. Purtroppo si hanno solo dei resoconti aneddotici sui vari risultati dell'impiego dell'autoemoterapia con ozonizzazione su pazienti neoplastici, anche se i risultati sono incoraggianti.
"Un gruppo di donne con tumore alla mammella che si erano sottoposte ad autoemoterapia avevano registrato un abbassamento dei marcatori del tumore" dice Roberto Dall'Aglio, vice presidente della Imos-Italia (International Medical Ozone Society) e assistente del professor Fraschini, direttore della cattedra di chemioterapia presso l'Università di Milano "Inoltre l'ozono terapia viene impiegata come terapia palliativa, perché è in grado di limitare i sintomi fisici, primo fra tutti il dolore. Per dare più dignità a questo metodo è importante però riuscire ad effettuare studi clinici promettenti e con il tempo superare il disinteresse e lo scetticismo degli oncologi".
La storia dell'ozonoterapia
Scoperta 128 anni fa da un medico tedesco, il dottor Christian Schonbein, l'ozonoterapia permise durante la prima guerra mondiale di salvare centinaia di soldati dalla cancrena.
Il suo uso è stato poi esteso a diverse patologie: nelle cure delle ernie discali, nel trattamento delle ulcere, nell'insufficienza venosa e arteriosa, nelle infezioni virali e in medicina estetica per il trattamento delle lipodistrofie la cosiddetta cellulite.
L'ossigeno ozonoterapia è oggi una pratica diffusa che sta dando risultati sorprendenti: in Italia sono circa duemila i medici che la praticano. Negli Stati Uniti è stata inserita dall'Istituto superiore di Sanità (Nih) tra le pratiche mediche alternative, insieme all'omeopatia, l'agopuntura e molte altre.
Oggi è utilizzata in 16 paesi: in Germania tutte le assicurazione private la rimborsano ed in Grecia è inserita nel prontuario del Servizio Sanitario Nazionale. In Italia una legge del 1994 ne riconosce l'uso topico (per i bagni termali), ma molte università ne stanno studiando la potenzialità.
Per avere maggiori informazioni su questa terapia sono stati attivati due siti internet:
www.biaccabi.com e www.bhb.it oppure telefonare allo 049.8073447

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